Dal 5 luglio prenderà il via la nuova missione scientifica italiana sul ghiacciaio Chogo Lungma. Obiettivo: consolidare una rete osservativa multidisciplinare per monitorare l'evoluzione dei ghiacciai, la disponibilità delle risorse idriche, la qualità dell'atmosfera e gli impatti del cambiamento climatico in una delle regioni più sensibili del pianeta.
Dal 5 luglio 2026 prenderà il via Spantik Lab 2026, la seconda campagna del progetto triennale Spantik Lab – Mountain Laboratory for Climate Research, promosso nell’ambito del Progetto Water 4 Development (W4D) finanziato dal MAECI attraverso l'AICS e implementato da EvK2CNR in partnership con l'UNDP.
La missione rappresenta il naturale proseguimento delle attività avviate nel 2025 e costituisce una fase di consolidamento e ampliamento della rete osservativa installata nel Karakorum pakistano, con l'obiettivo di approfondire la conoscenza dei processi glaciologici, atmosferici, idrologici e climatici che regolano l'evoluzione della criosfera d'alta quota e la disponibilità delle risorse idriche dell'intero bacino dell'Indo.
Le attività si concentreranno nella regione del Gilgit-Baltistan, interessando tre aree strategiche: il ghiacciaio Chogo Lungma, dominato dalla vetta dello Spantik (7.027 m), la valle di Hunza, con particolare riferimento all'area di Passu.
Un laboratorio naturale multidisciplinare nel cuore del Karakorum
"Spantik Lab nasce con l'idea di realizzare un laboratorio multidisciplinare a cielo aperto", spiega Maurizio Gallo, capo spedizione della missione. "L'obiettivo è mettere insieme competenze scientifiche diverse per osservare il ghiacciaio nella sua complessità, integrando glaciologia, climatologia, idrologia, geologia, qualità dell'aria e telerilevamento."
La scelta del Chogo Lungma Glacier risponde a precise motivazioni scientifiche. Situato nella porzione occidentale del Karakorum, il ghiacciaio costituisce un sito ideale per confrontare le dinamiche osservate nell'area del Baltoro, caratterizzata dalla cosiddetta Karakoram Anomaly, con quelle dei ghiacciai occidentali, che mostrano segnali di maggiore instabilità.
A rendere ancora più significativo il sito di studio è la presenza del villaggio di Arandu, situato a poche centinaia di metri dalla fronte glaciale. Una condizione che offre un'opportunità unica per studiare le interazioni tra attività antropiche e ambiente glaciale, in particolare il ruolo del black carbon, prodotto dalla combustione domestica e dalla biomassa, nella riduzione dell'albedo superficiale e nell'accelerazione dei processi di fusione.
Dalla rete osservativa del 2025 alla nuova campagna scientifica
La missione 2026 si sviluppa a partire dalla rete di monitoraggio realizzata durante la prima campagna del progetto. Attualmente l'area di studio dispone di un'infrastruttura osservativa composta da una stazione idrometrica installata ad Arandu, una stazione meteorologica automatica AWS, una stazione meteorologica AWS installata presso il Mid Camp del trekking dello Spantik e dal sistema ARES Proambiente per il monitoraggio della qualità dell'aria, oltre all’aggiornamento della stazione meteorologica al Campo Base dello Spantik. Questa rete costituisce oggi la base operativa dell'intera missione 2026.
Gli obiettivi scientifici della missione
La campagna 2026 sarà articolata in due moduli operativi strettamente integrati.
Chogo Lungma Glacier: consolidare la rete osservativa della criosfera
La prima fase sarà dedicata al completamento e all'estensione del sistema di monitoraggio installato sul ghiacciaio. I ricercatori provvederanno allo scarico e dei dati acquisiti dalle stazioni permanenti, verificandone il corretto funzionamento dopo un intero anno di esercizio in ambiente estremo. Verrà inoltre fatta attività di manutenzione e aggiornata la sensoristica della stazione ARES ad Arandu per il monitoraggio avanzato della qualità dell'aria, sostituito il sensore nivometrico presso il Mid Camp e completata la nuova stazione meteorologica AWS al Campo Base dello Spantik, equipaggiata con un radiometro di ultima generazione per il monitoraggio del bilancio radiativo superficiale.
Un ruolo centrale sarà affidato ai rilievi effettuati mediante sistemi drone con camere ottiche e termiche, che consentiranno la ricostruzione tridimensionale ad alta risoluzione del ghiacciaio. I dati fotogrammetrici saranno integrati con misure di terreno per stimare la distribuzione della massa glaciale e analizzare i processi di evoluzione morfologica del ghiacciaio.
Parallelamente proseguiranno le attività di campionamento scientifico con il prelievo di campioni di sedimento provenienti dalle coppette crioconitiche, campioni di supraglacial debris secondo protocolli standardizzati e misure dell'ablazione glaciale mediante una rete di paline ablatometriche distribuite al Campo intermedio del trekking dello Spantik. I campioni saranno successivamente analizzati per caratterizzare la composizione sedimentologica, idricarburi, la presenza di microplastiche, le comunità microbiche e le proprietà geochimiche della superficie glaciale.
"Rispetto allo scorso anno completeremo alcune attività rimaste in sospeso e rafforzeremo l'intera rete di monitoraggio", sottolinea Maurizio Gallo. "La principale criticità è rappresentata dal recupero dei dati: l'area non dispone di collegamenti satellitari e ogni stazione deve essere raggiunta fisicamente. In inverno le abbondanti nevicate rendono la manutenzione particolarmente complessa, ma proprio questa continuità osservativa rappresenta uno degli aspetti di maggior valore scientifico del progetto."
Passu: monitoraggio idrologico e rilievi glaciologici
La seconda fase della missione interesserà la valle di Hunza, nell'area di Passu, dove sarà installata una nuova stazione idrometrica, verrà ricollocata la stazione meteorologica AWS precedentemente operativa sul ghiacciaio Shisper, sostituito il relativo data logger e realizzati nuovi rilievi glaciologici mediante drone ottico e termico.
Una cooperazione scientifica internazionale
La missione coinvolgerà un team multidisciplinare composto da ricercatori, tecnici e guide alpine italiane e pakistane.
Per EvK2CNR parteciperanno Maurizio Gallo (capo spedizione), Dario Eynard e gli alpini Marco Majori e Loris Buzzi. L'Università degli Studi di Milano sarà rappresentata da Davide Fugazza, Cecilia Almagioni, Michele Di Biase, mentre Francesca Pittino parteciperà per Milano Bicocca.
La componente pakistana comprenderà ricercatori e tecnici della Karakoram International University (KIU), della University of Baltistan (UoB), del Global Climate Change Impact Studies Centre (GCISC) del MOCC Ministry of Climate Change, della Pakistan Meteorological Department (PMD) e della Environmental Protection Agency (EPA Pakistan), che garantiranno il monitoraggio continuativo delle stazioni e il supporto alle attività sul campo.
Una ricerca al servizio delle comunità e delle politiche climatiche
Secondo Maurizio Gallo, il valore della missione va ben oltre la raccolta di nuovi dati scientifici.
"L'obiettivo finale è ricostruire con sempre maggiore accuratezza la quantità di acqua immagazzinata nei ghiacciai del Karakorum. Si tratta di informazioni fondamentali per comprendere l'evoluzione futura delle risorse idriche del Pakistan, un Paese in cui milioni di persone dipendono direttamente dal bacino dell'Indo. Negli ultimi anni è cresciuta enormemente anche la consapevolezza delle istituzioni pakistane: oggi università, enti di ricerca e ministeri riconoscono il ruolo strategico dei ghiacciai e l'importanza di disporre di dati scientifici affidabili per definire efficaci strategie di adattamento ai cambiamenti climatici."
Con la missione 2026, Spantik Lab consolida così il proprio ruolo di piattaforma internazionale per la ricerca integrata sulla criosfera, rafforzando la cooperazione scientifica tra Italia e Pakistan e contribuendo alla costruzione di serie osservative di lungo periodo indispensabili per comprendere gli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi montani dell'Hindu Kush-Karakorum-Himalaya e sulle risorse idriche da cui dipende il futuro di un'intera regione asiatica.
Ed è forse proprio questo il valore più importante di Spantik Lab: trasformare uno dei luoghi più remoti del pianeta in un laboratorio internazionale capace di produrre conoscenza scientifica utile non solo per comprendere l'evoluzione dei ghiacciai himalayani, ma anche per costruire strumenti concreti a supporto delle comunità che da quelle montagne dipendono ogni giorno.
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Spantik Lab – Mountain Laboratory for Climate Research is a project under the Water 4 Development Project, funded by MAECI through AICS and implemented by EvK2CNR in partnership with UNDP.
From July 5, the new Italian scientific mission on the Chogo Lungma Glacier will begin. Objective: to consolidate a multidisciplinary observational network to monitor glacier evolution, water resource availability, air quality, and the impacts of climate change in one of the most sensitive regions on the planet. On July 5, 2026, Spantik Lab 2026 will start – the second campaign of the three-year Spantik Lab – Mountain Laboratory for Climate Researchproject. Promoted under the Water 4 Development (W4D) Project, funded by the Italian Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation (MAECI) through the Italian Agency for Development Cooperation (AICS) and implemented by EvK2CNR in partnership with the United Nations Development Programme (UNDP). The mission represents the natural continuation of the activities launched in 2025 and constitutes a phase of consolidation and expansion of the observational network installed in the Pakistani Karakoram. Its goal is to deepen the understanding of the glaciological, atmospheric, hydrological, and climatic processes that regulate the evolution of the high-altitude cryosphere and the availability of water resources for the entire Indus River basin. Activities will focus on the Gilgit-Baltistan region, involving three strategic areas: the Chogo Lungma Glacier, dominated by the summit of Spantik (7,027 m); the Hunza Valley, with particular reference to the Passu area. A multidisciplinary natural laboratory in the heart of the Karakoram "Spantik Lab was born with the idea of creating an open-air multidisciplinary laboratory," explains Maurizio Gallo, mission leader. "The goal is to bring together different scientific expertise to observe the glacier in its complexity, integrating glaciology, climatology, hydrology, geology, air quality, and remote sensing." The choice of the Chogo Lungma Glacier responds to specific scientific motivations. Located in the western portion of the Karakoram, the glacier represents an ideal site for comparing the dynamics observed in the Baltoro area – characterized by the so-called Karakoram Anomaly – with those of western glaciers, which show signs of greater instability. What makes the study site even more significant is the presence of the village of Arandu, located just a few hundred meters from the glacier's snout. This condition offers a unique opportunity to study the interactions between human activities and the glacial environment, in particular the role of black carbon – produced by domestic combustion and biomass burning – in reducing surface albedo and accelerating melting processes. From the 2025 observational network to the new scientific campaign The 2026 mission builds upon the monitoring network established during the project's first campaign. The study area currently features an observational infrastructure consisting of a hydrometric station installed at Arandu, an Automatic Weather Station (AWS) , an AWS installed at the Mid Camp of the Spantik trekking route, the ARES Proambiente system for air quality monitoring, and an upgrade to the weather station at Spantik Base Camp. This network now serves as the operational foundation for the entire 2026 mission. Scientific objectives of the mission The 2026 campaign will be structured into two closely integrated operational modules. Chogo Lungma Glacier: consolidating the cryosphere observational network The first phase will be dedicated to completing and extending the monitoring system installed on the glacier. Researchers will download data acquired by the permanent stations, verifying their correct functioning after a full year of operation in an extreme environment. Maintenance activities will also be carried out, including upgrading the sensors of the ARES station in Arandu for advanced air quality monitoring, replacing the snow sensor at Mid Camp, and completing the new AWS at Spantik Base Camp, equipped with a state-of-the-art radiometer for surface radiation balance monitoring. A central role will be assigned to surveys conducted using drone systems with optical and thermal cameras, enabling high-resolution three-dimensional reconstruction of the glacier. Photogrammetric data will be integrated with ground measurements to estimate the distribution of glacial mass and analyze the processes of morphological evolution of the glacier. In parallel, scientific sampling activities will continue, including the collection of sediment samples from cryoconite holes, supraglacial debris samples according to standardized protocols, and glacial ablation measurements using a network of ablation stakes distributed at the Intermediate Camp of the Spantik trekking route. The samples will subsequently be analyzed to characterize sedimentological composition, hydrocarbons, the presence of microplastics, microbial communities, and the geochemical properties of the glacial surface. "Compared to last year, we will complete some activities that remained pending and strengthen the entire monitoring network," emphasizes Maurizio Gallo. "The main challenge is data retrieval: the area has no satellite connections, and each station must be physically reached. In winter, heavy snowfall makes maintenance particularly complex, but it is precisely this observational continuity that represents one of the project's greatest scientific values." Passu: hydrological monitoring and glaciological surveys The second phase of the mission will involve the Hunza Valley, in the Passu area, where a new hydrometric station will be installed, the previously operational AWS on the Shisper Glacier will be relocated, its data logger replaced, and new glaciological surveys will be conducted using optical and thermal drones. An international scientific cooperation The mission will involve a multidisciplinary team of Italian and Pakistani researchers, technicians, and mountain guides. For EvK2CNR, participants will include Maurizio Gallo (mission leader), Dario Eynard, and alpine guides Marco Majori and Loris Buzzi. The University of Milan will be represented by Davide Fugazza, Cecilia Almagioni, and Michele Di Biase, while Francesca Pittino will participate for Milano Bicocca. The Pakistani component will include researchers and technicians from the Karakoram International University (KIU) , the University of Baltistan (UoB) , the Global Climate Change Impact Studies Centre (GCISC) of the MOCC Ministry of Climate Change, the Pakistan Meteorological Department (PMD) , and the Environmental Protection Agency (EPA Pakistan) , who will ensure continuous monitoring of the stations and support for field activities. Research in service of communities and climate policies According to Maurizio Gallo, the value of the mission extends far beyond the collection of new scientific data. "The ultimate goal is to reconstruct with ever greater accuracy the amount of water stored in the Karakoram glaciers. This is fundamental information for understanding the future evolution of Pakistan's water resources – a country where millions of people depend directly on the Indus basin. In recent years, awareness among Pakistani institutions has grown enormously: today, universities, research bodies, and ministries recognize the strategic role of glaciers and the importance of having reliable scientific data to define effective climate change adaptation strategies." With the 2026 mission, Spantik Lab thus consolidates its role as an international platform for integrated cryosphere research, strengthening scientific cooperation between Italy and Pakistan and contributing to the construction of long-term observational series essential for understanding the effects of climate change on the mountain ecosystems of the Hindu Kush-Karakoram-Himalaya and on the water resources upon which the future of an entire Asian region depends. And perhaps this is the most important value of Spantik Lab: transforming one of the most remote places on the planet into an international laboratory capable of producing scientific knowledge useful not only for understanding the evolution of Himalayan glaciers but also for building concrete tools to support the communities that depend on those mountains every day. Stay with us – we will take you through the mission step by step!
Spantik Lab – Mountain Laboratory for Climate Research is a project under the Water 4 Development Project, funded by MAECI through AICS and implemented by EvK2CNR in partnership with UNDP.