I rapporti dei ricercatori
16 settembre 2005 - L’evento era molto atteso. E le attese non sono andate deluse. E’ partito sotto i migliori auspici il convegno scientifico sui cambiamenti globali del clima in corso oggi a Roma. Il summit, dal titolo “Montagne testimoni dei cambiamenti globali. Ricerche in Himalaya e Karakorum: il progetto Share Asiaâ€? è stato organizzato dal Comitato Ev-K2-Cnr. E riunisce i maggiori esperti mondiali del settore.Â
 A fare gli onori di casa, il ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia. “Partendo dal protocollo di Kyoto - ha detto - l’orientamento del governo è quello di ampliare le collaborazioni e il confronto con gli altri Paesi�. “Siamo di fronte a una grande sfida - ha aggiunto La Loggia - di fronte a temi così importanti serve un approccio globale, per consegnare ai posteri un mondo più vivibile dal punto di vista ambientale�.
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Poi sono seguiti gli interventi delle autorità e degli esperti.
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Nella prima sessione si è parlato di Atmospheric brown clouds, le cosiddette nubi marroni di differente origine e composizione, fotografate dai satelliti sopra l’Asia, l’Europa meridionale, gli Stati Uniti e persino l’Amazzonia.
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Gli esperti della Nasa hanno spiegato che il problema delle nubi inquinanti ha bisogno di ulteriori studi che mettano in campo l’osservazione satellitare, quella con stazioni sulla superficie terrestre, a bassa e alta quota, l’analisi del clima e campagne di ricerca.
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I RAPPORTI DEI RICERCATORI | |
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Tutti concordi nel pensare che un problema globale può essere affrontato solo con l’interazione di sistemi tecnologici diversi e dati condivisi.
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Anche perché la situazione richiede ricerche molto approfondite. Secondo William Lau della Nasa “il fenomeno della nube marrone dell’Asia provocherebbe variazioni significative, ma tutte da studiare, sui regimi delle precipitazioni�.
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Dagli studi finora effettuati emergerebbe che il regime dei monsoni asiatici stia cambiando. Non ci sarebbe più l’alternanza monsone forte/debole ma solo monsoni di debole entità . Con piogge scarse che cadono in zone diverse da quelle normalmente registrate.
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Questo squilibrio provocherebbe, a lungo andare, una riduzione significativa della disponibilità d’acqua e di risorse idriche con danni gravissimi alle coltivazioni.
