Sound’s Seeds
in the autumn of power
martino nicoletti, © 2006
“Immersi nella luce del crepuscolo i colori si fanno più vividi, i  contorni delle cose più taglienti.
I suoni, denudati, riempiono lo spazio.
A noi non resta che lo stupore e la vertigine di questo spettacolo�
<!--break-->IL PROGETTO
Sound’s Seeds nasce nel 2004, su idea e iniziativa di Martino Nicoletti e prende forma grazie alla appassionata collaborazione del musicista e fonico Roberto Passuti.
Parole, immagini, suoni e musiche confluiscono fluidamente all’interno di un unico progetto. La scintilla che lo mette in moto è la ricerca di sonorità appartenenti a mondi in cui, ancor oggi, la musica è considerata avere uno specifico potere magico.
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Obiettivo del progetto è la realizzazione di una serie di cd contenenti delle tracce sonore registrate sul campo. Ciascun cd è integrato da un volume, in formato tascabile, dalla accuratissima veste grafica. Con la forma e le dimensioni di un taccuino di viaggio ogni lavoro, realizzato in edizione bilingue (italiano e inglese), costituisce il luogo privilegiato in cui l’esperienza vissuta, gli incontri, la potenza visiva e visionaria delle immagini e quella, ancor più affilata, del suono si fondono assieme per dar vita ad un’opera snella, poliedrica e, soprattutto, viva.
Pensata sotto questa forma, la serie si rivolge essenzialmente a persone che, al di là del semplice interesse per la musica etnica, hanno sincero desiderio di entrare in contatto con l’anima di culture lontane. Di avvicinarne la bellezza, la forza, la struggente poesia, ma anche di accettarne la complessità e le infinite sfaccettature.Â
Desiderio autentico di evadere gli stereotipi che riguardano l’�esotico�. Lasciarsi prendere per mano così da farsi guidare lungo sentieri sconosciuti che domandano di mostrarsi secondo una pluralità equilibrata di linguaggi, espressione di quegli infiniti armonici che spontaneamente si producono attorno ad ogni esperienza umana.
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In ambito specificatamente musicale, la serie Sound’s Seeds nasce dall’incontro con quelle tradizioni in cui la musica si ritiene possieda la non comune capacità di raggiungere e sondare le profondità del mondo invisibile.      Â
Suono come freccia ed arpione. Freccia scoccata verso l’origine delle cose, in direzione di quelle vibrazioni creative che, nel passato dei primordi, diedero vita all’universo. Un arpione che, nel consentire all’uomo di raggiungere in maniera diretta fonti di potere occulto, offre l’opportunità di manipolarle a proprio beneficio o di propiziare una trasformazione nella sua più intima coscienza.Â
Musica come espressione di una civiltà . Musica dislocata e veicolata sulla base di un attentissimo lavoro filologico di traduzione e contestualizzazione dei testi cantati.
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Ts’ô.
Uno sciamano danza in estasi durante un rituale,Â
accompagnandosi al suono di un tamburo e di un cimbalo.
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Pittogramma liturgico Na-khi (Yunnan - Cina).
L’ARCHIVIO DI SOUND’S SEEDS
Il progetto Sound Seeds ha recentemente dato inizio alla realizzazione di un archivio musicale, dedicato ad alcune specifiche tradizioni musicali dell’Asia. Il materiale, registrato digitalmente sul campo, è attualmente in fase di editing al fine di creare una serie di cd d’archivio fruibili da parte di studiosi, ricercatori o semplici appassionati.
I CANTI DI CACCIA DEI KULUNGE DEL NEPAL
Stanziati in una delle regioni più remote ed incantevoli del Nepal orientale, i Kiranti sono, al giorno d’oggi, una delle ultime etnie himalayane a mantenere in vita una arcaicissima forma di caccia ad alcune specie di quadrupedi della foresta.
Una caccia che, senza rispondere ad alcuna necessità di sussistenza, viene praticata nella forma di un lungo e complesso rito religioso, officiato per venerare e nutrire alcune specifiche classi di spiriti e divinità della foresta e per rinsaldare un antico patto, stipulato in epoca mitica tra gli antenati della stirpe dei Kiranti e le entità invisibili della selva.
 Secondo la tradizione dei cacciatori Kiranti, ogni spedizione ritualizzata di caccia è preceduta, accompagnata e seguita da canti – esposti secondo il modulo di una lingua rituale segreta a cui si attribuisce un potere magico - che hanno lo scopo di ingraziarsi le entità invisibili del territorio selvatico, propiziare la battuta e favorire l’ottenimento di una essenza invisibile, occultata nel folto della selva, da cui si crede dipenda direttamente la prosperità del villaggio, nonché la forza vitale e la salute degli esseri umani.
Tema ricorrente di molti di questi canti è inoltre la descrizione di una mitica battuta di caccia ad un invisibile cervo, tema che si intreccia con il motivo ricorrente di un “viaggio mistico� compiuto dalle anime dei cacciatori attraverso differenti sorgenti di “potere� celate nella foresta dove la battuta ha luogo e disseminate lungo le vette montane che la costellano.
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MUSICHE LAOTIANE
Il Laos possiede uno dei patrimoni musicali più originali del sud-est asiatico, patrimonio formatosi nel corso dei secoli grazie alle reciproche influenze culturali determinatesi tra le civiltà laotiane e quelle tailandesi, cambogiane, vietnamite e cinesi.
Tra le realtà musicali meno note dell’intero territorio laotiano si trova la tradizione musicale colta propria della regione meridionale del Paese, regione identificabile con il distretto di Champasak. In questa ristretta area geografica e culturale – nota ai più per via dell’estesissimo sito archeologico khmer di Wat-Pu, divenuto nel 2000 UNESCO World Heritage - si trova ancor oggi presente una doppia espressione musicale di antiche origini: il Seb-Noï (o Ma-Ho-Ry) e il Seb-Gnaï. Nel primo caso la tradizione musicale riposa nell’uso di strumenti ad arco (sô), di percussioni (rang-nat e kong-vong) e di organi a bocca (khene). Questo genere di esecuzione tradizionalmente era impiegato come forma di accompagnamento a cori e solo, come preludio e conclusione di opere vocali. Il secondo genere musicale, il Seb-Gnaï, prevede l’impiego degli stessi strumenti musicali propri del Seb-Noï (ad esclusione degli strumenti ad arco e degli organi a bocca) con l’aggiunta di alcune altre specifiche percussioni e di un fiato ligneo (pi). A differenza del Seb-Noï, le esecuzioni del Seb-Gnaï non hanno un ruolo di accompagnamento musicale, bensì costituiscono una vera e propria espressione musicale autonoma, che prende forma in occasione di cortei regali, di processioni religiose, di rappresentazioni teatrali dei grandi poemi epici indiani del Ramayana.
Le vicende storiche che, in un non lontano passato, hanno portato alla caduta dei regni laotiani e l’instaurazione di un governo di tipo socialista, hanno causato un rapido deterioramento delle tradizioni musicali del Laos meridionale, tacciate di “reazionarismo�, visto soprattutto il loro carattere colto e la loro stretta vicinanza con la vita di corte. Per via di questi presupposti, per lunghi anni, le esecuzioni musicali del Seb-Noï e del Seb-Gnaï furono bandite totalmente dal Paese. E’ stato solo in un’epoca assai recente che - in risposta al mutato clima culturale in Laos e alla nascita di un interesse per la salvaguardia e il recupero delle tradizioni culturali autoctone - le tradizioni musicali hanno potuto timidamente affacciarsi nuovamente a vita pubblica e riapparire dunque in alcuni dei contesti religiosi e cerimoniali del Laos meridionale.
 Il cd propone una serie di brani musicali propri del repertorio classico del Seb-Gnaï eseguiti dall’orchestra di Champasak. Registrate dal vivo nel febbraio 2006, le tracce musicali costituiscono una rara testimonianza di uno dei più fragili patrimoni musicali del sud-est asiatico. Registrate dal vivo nel febbraio 2006, grazie al supporto e alla attiva collaborazione della Fondazione Lerici del Politecnico di Milano
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LE PROPOSTE
Allo stato attuale il Progetto Sound’s Seeds sta avviando la produzione di tre differenti cd.
THE PATH OF LIGHT
The spiritual tradition of the Tibetan Bon-pos
Prima che la religione Buddhista venisse ufficialmente introdotta in Tibet nel VII sec. d.C., la popolazione tibetana professava una propria fede autoctona, nota con il nome di Bon. Nonostante le avversità causate dalle persecuzioni messe in atto secoli or sono dai fedeli buddhisti e, assai recentemente, dalla rivoluzione culturale cinese, la religione Bon è sopravvissuta sino ai giorni nostri, conoscendo una eccezionale rifioritura in questi ultimissimi anni grazie all’opera instancabile di monaci di origine tibetana profughi in India e Nepal.
Al di là dell’apparente somiglianza con alcuni aspetti della tradizione buddhista tibetana (soprattutto con l’antica scuola degli rNying-ma-pa), il Bon possiede una specifica ed autonoma identità  dottrinale e rituale, in gran parte ancora sconosciuta al mondo occidentale.
Nel campo prettamente cerimoniale i Bon-po conservano un ricchissimo patrimonio di canti e musiche rituali utilizzati sia nel corso di rituali collettivi che di specifiche pratiche di meditazione. L’impiego della musica, fondandosi sul potere evocativo e mantrico connesso con il suono e la parola, fa sì che ogni esecuzione coreutica e musicale si trasformi in un ponte invisibile gettato fra l’uomo e la dimensione profonda del suo spirito.
       Il cd, registrato dal vivo in Nepal nel maggio 2006, contiene una vasta selezione di canti e musiche eseguite dai monaci nel monastero Bon di Triten Norbutse. Oltre ai canti riguardanti il ciclo di pratiche meditative preliminari (ngondro), il cd presenta una selezione di mantra recitati e, soprattutto, una rarissima registrazione del gcod, rituale meditativo di autosacrificio così come si trova diffuso nella tradizione bon-po. Per espresso desiderio dell’abate del Monastero di Triten Norbutse, Khempo Tempa, è infine parte integrante dell’opera la recitazione di un lungo frammento del canone bon-po.
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TETTIS KOTI (The Thirty Three Millions Stars)Â Â Â Â Â Â Â
The magic sound of the Nepali saranghi
Il saranghi rappresenta lo strumento musicale ad arco più noto e diffuso del Nepal. Emblema stesso di questo paese e della sua cultura, il saranghi è, da innumerevoli secoli, lo strumento principe dei Gandarwa, la casta di musicisti-cantori itineranti del Nepal, che anticamente girovagavano per le diverse regioni del Nepal, raccontando storie, narrando miti e leggende.
Il cd contiene una serie di straordinari solo interpretati dal magistrale saranghi di Shyam Nepali, uno dei più giovani musicisti nepalesi appartenente ad una tradizione familiare di Gandarwa di Kathmandu antica di numerose generazioni e che vanta tra i più illustri e noti esponenti di questa specifica tradizione musicale nepalese.
  Ispirandosi a motivi tradizionali propri della tradizione Gandarwa e reinterpretandoli grazie ad una potente e personalissima forza espressiva, l’insieme delle esecuzioni di Shyam Nepali, costituisce una singolarissima testimonianza della tradizione musicale gandarwa contemporanea e delle contaminazioni di quest’ultima con le tradizioni musicali tibeto-birmane del Nepal.
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DAKSHIN KALI (The Kali of the South)The world of the Newari Tantric Music of the Kathmandu ValleyLa civiltà dei Newar costituisce la realtà culturale più originale di Kathmandu, quella che, grazie alla sua secolare dominazione sulla Valle di Kathmandu, ha impresso all’intero Nepal una propria marcata impronta ed un inconfondibile carattere ancor oggi vivi e percepibili.
Di fede buddhista e induista i Newar hanno, da sempre, coltivato e sviluppato la dimensione propriamente tantrica di queste due grandi tradizioni religiose. E’ per tale motivo che gran parte della ritualità , della vita e delle concezioni religiose Newar ruotano attorno al concetto di shakti, la potenza divina, l’energia creatrice e sostenitrice dell’universo, venerata attraverso le sue innumerevoli personificazioni divine nel corso dei molteplici feste religiose pubbliche popolari come anche durante l’officio di rituali privati, esoterici, dal carattere iniziatico.
Nella cultura Newar, la musica ha una diretta attinenza con la dimensione tantrica del rito. La musica è infatti essa stessa espressione della shakti divina e, come tale, ha il potere di evocarla, stimolarla, renderla concreta, comunicarla, incrementarla. Come parte integrante del rituale, la musica riveste dunque un ruolo di tutta eccezione nella religiosità di questo popolo, divenendo una realtà imprescindibile ogniqualvolta vi sia necessità di entrare in diretto contatto con le entità divine che animano le dimensioni più profonde della realtà e della coscienza.
Il cd offre una vasta antologia di esecuzioni musicali realizzate con la sola presenza di strumenti a percussione (tamburi e cimbali), elemento cardine della musica religiosa Newar ed emblema stesso dei suoi molteplici significati. Registrato dal vivo a Kathmandu nella primavera del 2006, il lavoro raccoglie le esecuzioni di alcuni tra i più rilevanti gruppi musicali religiosi della Valle di Kathmandu. Tra essi spiccano le rarissime esecuzioni dei musicisti Newar appartenenti alla casta dei macellai, nonché quelle dei musicisti tantrici della città di Bhaktapur.
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