La scienza per prevenire le catastrofi 

La scienza per prevenire le catastrofi

ISLAMABAD, Pakistan -- La collaborazione fra Italia e Pakistan passa anche attraverso la scienza. Un team di ricercatori italiani dell'Università di Trieste e pakistani provenienti da Bharia, Azad Jammu e Kashmir stanno effettuando congiuntamente un corso di formazione per il monitoraggio idrogeologico di potenziali catastrofi.

Il progetto prevede una tappa a Trieste di ricercatori provenienti dalla regione del Kashmir pakistano che seguiranno alcuni corsi di aggiornamento sulle moderne tecniche di gestione delle informazioni territoriali e sui nuovi metodi cartografici per la determinazione del rischio sismico e l'individuazione delle frane in aree di montagna.
 
Questi corsi verranno effettuati presso il Centro di Telegeomatics e il Dipartimento di Geologia dell'Università degli Studi di Trieste. Gli studi saranno utili per gli amministratori locali impegnati a pianificare la ricostruzione degli edifici e delle strade andate distrutte dall'evento sismico che nel 2005 ha causato più di 82mila morti e 3,5 milioni di senza tetto. In quella tragedia, fra l'altro, persero la vita 120 persone sotto le macerie della Jammu e Kashmir University.

Sotto la supervisione del coordinatore del progetto, Giorgio Poretti del Dipartimento di Matematica e Informatica, è stato definito un programma di training per insegnare ai ricercatori del Kashmir alcuni metodi per la determinazione dei rischi idrogeologico e sismico e le tecniche per il monitoraggio delle frane.
 
Attraverso l'ambasciata italiana a Islamabad, l'Università del Kashmir aveva infatti chiesto alla Regione e l'Università di Trieste di collaborare su un progetto per la formazione di esperti nella gestione del territorio, soprattutto nei casi di rischio geologico e sismico, da impiegare durante la fase di ricostruzione.
 
La Regione Friuli Venezia Giulia ha finanziato un progetto triennale del Dipartimento di Matematica per la realizzazione di un laboratorio di Geomatica all'interno della Jammu e Kashmir University, l'ateneo particolarmente colpito dal terremoto.

Esperti e ricercatori pakistani nel settore della geotettonica provenienti dal Bahria e Università AJK, hanno visitato le zone italiane colpite dal sisma del 1976 e suggerito alle autorità pakistane l'adozione del modello di ricostruzione realizzato in Friuli dopo quel drammatico evento. Quest'anno due ricercatori della regione del Kashmir pakistano hanno passato quattro mesi a Trieste per frequentare un corso sul GIS relativo al rischio idrogeologico (frane, disordini del suolo) a seguito di eventi sismici. Il loro training è stato supervisionato da Giorgio Poretti e Chiara Calligaris del Dipartimento di Scienze eologiche, ambientali e marine.
 
"L'obiettivo del progetto - ha spiegato Poretti - era quello di promuovere una tendenza politica di conservazione dell'ambiente e una migliore qualità della vita per la popolazione locale attraverso l'approfondimento delle conoscenze scientifiche e il monitoraggio  multidisciplinare dei dati. I risultati della ricerca saranno impiegati per una gestione sostenibile del territorio".
 
Le attività di ricerca dell'Università di Trieste sono estese anche a un altro settore: quello della misurazione dei movimenti del colosso Nanga Parbat. "Misure  dei movimenti tettonici del Nanga Parbat - massiccio Haramosh e nella valle dell'Indo" è infatti il titolo del progetto promosso dal Comitato EvK2CNR, elaborato e coordinato da Poretti, approvato dal Ministero degli Affari Esteri e finanziato con una somma di 100mila euro per l'anno in corso.
 
Il Nanga Parbat massiccio Haramosh è l'area dell'Himalaya con il maggiore incremento verticale e un altrettanto significativo quanto sconosciuto "spostamento" orizzontale. Diversi scienziati, tra cui l'italiano Ardito Desio - hanno analizzato questo fenomeno in una zona soggetta a numerosi terremoti e innumerevoli frane. Smottamenti che rendono davvero precaria la circolazione lungo la Karakorum Highway, la celebre  via automobilistica che attraversa il Karakorum correndo lungo la valle dell'Indo e passando molto vicina al Nanga Parbat, appunto.
 
Poco a sud di questa zona, il governo pakistano ha intenzione di costruire una diga in cemento di grandi dimensioni. Si tratta dello sbarramento del Diamer Basha, destinato a creare un lago di grandi dimensioni.
 
Memori del disastro che si è verificato in Italia nel 1964, quando una frana ha prodotto un'onda dal lago del Vajont che ha distrutto diversi paesi, provocando oltre 1000 vittime, si è reso necessario un monitoraggio delle sponde del fiume Indo, lungo tutta l'area. Obiettivo della ricerca, determinare con precisione i movimenti delle zone tettoniche del Nanga Parbat - Haramosh con una rete GPS e realizzare rilievi topografici ad alta definizione, lungo il fiume Indo, nella zona della diga Basha. A questo scopo sono stati individuati due profili, ciascuno con tre punti di riferimento, che saranno tenuti sotto controllo con precise misurazioni ogni anno.
 
Sulla base di questi risultati, e grazie alla collaborazione della Karakorum International University, la già citata università Azad Jammu e Kashmir, Università degli Studi di Muzaffarabad e l'Università Bahria di Islamabad, sarà possibile proporre un sistema di monitoraggio per la diga quando questa verrà costruita.

 
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