La missione 2008 al ghiacciao Hinarche (Karakorum)
Nell’ambito del Progetto HKKH Partnership (finalizzato al monitoraggio delle risorse naturali per lo sviluppo sostenibile e per la conservazione ambientale nell’Hindu Kush, Karakorum e Himalaya sostenuto dalla World Conservation Union-IUCN con la partnership del Comitato Ev-K2-CNR e coordinato dal dr. Franco Salerno dell’IRSA-CNR), si è svolta nel luglio-agosto 2008 una missione di studio al Ghiacciaio Hinarche in Valle di Bagrot, poco lontano da Gilgit (Karakorum) ai piedi del Rakaposhi.
Il settore “Glaciologia” del progetto è coordinato dal prof. Claudio Smiraglia e dalla dr. Guglielmina Diolaiuti dell’Università di Milano e ha visto operativi sul terreno il dr. Christoph Mayer dell’Accademia delle Scienze di Monaco, il dr. Marco Belò della Trimble-Italia, la dr. Astrid Lambrecht dell’Università di Innsbruck e la dr. Claudia Mihalcea dell’Università di Milano. Il team di terreno è stato supportato anche da un gruppo di ricercatori locali; Khadim Hussain del Directorate of Tourism & Environment di Gilgit, Qqamar-ul-Zaman Chandio e Furrukh Bashir del Pakistan Meteorological Department di Islamabad.
La valle di Bagrot racchiude in sé quegli aspetti tanto affascinanti quanto misteriosi comuni a molte altre valli del Karakorum. Risulta infatti difficile credere che, dopo due ore di viaggio in fuoristrada lungo strade faticosamente disegnate su ghiaioni e pietraie aride, sia possibile raggiungere delle oasi verdeggianti e ricche d’acqua dove l’uomo sia stato capace di insediare delle comunità basate sull’agricoltura e la pastorizia.
Una risposta a come questo sia stato possibile in effetti esiste. Sollevando lo sguardo sugli scoscesi versanti della valle di Bagrot, è infatti possibile osservare una fitta rete di piccoli canali che scorrono a mezzacosta lungo le montagne: realizzazioni eseguite dalle comunità locali che dimostrano un innato talento volto alla capacità di sapersi adattare in ambienti del genere, traendo il massimo vantaggio da ciò che la natura di quel posto è in grado di offrire. Ed è altrettanto incredibile pensare allo sforzo profuso da queste comunità per la realizzazione e per il mantenimento di tali opere.
La natura delle motivazioni che hanno spinto le popolazioni locali ad impegnarsi in tali realizzazioni va senza dubbio ricercata nell’istinto alla sopravvivenza proprio dell’uomo. L’acqua trasportata dai canali è fonte di vita, ed è anche il motore che sostiene parte delle economie locali basate principalmente sull’agricoltura e pastorizia. Il colpo d’occhio addentrandosi nella valle è di notevole effetto. Distese di campi principalmente di frumento e coltivazioni di albicocche aggrappate su entrambi i versanti della valle. La risorsa che ha reso possibile tutto questo è rappresentata dai ghiacciai abbarbicati nella testata della valle e nelle valli tributarie, le cui acque di fusione sono linfa vitale per le sopravvivenza delle attività condotte più in valle.
L’obiettivo della spedizione dell’estate 2008 è stato lo studio delle principali caratteristiche di uno dei ghiacciai più importanti della valle di Bagrot, il Ghiacciaio Hinarchi. Si tratta di un ghiacciaio debris-covered (coperto di detrito, o ghiacciaio nero) di tipo vallivo, lungo circa 15 Km. La sua fronte, suddivisa in 2 lobi si affaccia sulla valle di Bagrot nei pressi dell’abitato di Bulche, da dove carovane di asini ogni giorno partono per andare a prelevare blocchi di ghiaccio da vendere nei villaggi più a valle.
Il ghiacciaio è letteralmente incassato in una valle molto stretta, delimitato da antiche morene, che come mura verticali di una diga alte anche più di 150 m conducono la massa di ghiaccio verso valle.
A partire dalla fronte, dopo circa 10 km di andamento pianeggiante e rettilineo, il ghiacciaio piega decisamente in direzione Ovest, dove una rampa di ghiaccio tanto tormentata quanto ripida conduce alle pendici orientali di una delle cime più ambite della regione di Hunza, il Rakaposhi (7788 m).
Poco prima di questo deciso cambio di direzione, il Ghiacciaio Hinarchi riceve il contributo di un ghiacciaio tributario che da Est, dalle pendici del Diran Peak (7266 m), oltre ad ampliare il bacino di accumulo, apporta anche una notevole quantità di detrito.
Il ghiacciaio è interamente coperto di detrito nel suo quarto inferiore, dove lo spessore di copertura raggiunge anche valori superiori al metro. Salendo di quota lo strato di detrito si riduce e iniziano ad apparire aree di ghiaccio scoperto esposte direttamente alla radiazione solare. Da circa metà in su il ghiacciaio è pressoché bianco, facendo però eccezione una larga fascia di detrito in sinistra idrografica, contributo questo ultimo del ghiacciaio tributario proveniente dal Diran Peak.
La porzione centrale del ghiacciaio è estremamente tormentata. Alte “vele di ghiaccio” e crepacci ne rendono molto complesso l’attraversamento. Risalendo verso Nord, dopo circa 7 Km il ghiacciaio tende ad addolcirsi appiattendosi, per poi divenire nuovamente intricato e complesso poche centinaia di metri più a monte, probabilmente anche grazie alla coalescenza del tributario principale.
Durante la spedizione 2008 è stato raccolto un complesso di dati sulla topografia (la strumentazione GPS è stata fornita dalla Trimble Italia), la dinamica, la vegetazione e la meteorologia (la strumentazione è stata fornita dalla LST-Lastem) per quantificare e descrivere l’evoluzione del ghiacciaio durante gli ultimi decenni .
Di particolare importanza è stata la valutazione dei tassi di ablazione in funzione dello spessore detritico, non solo come tema di notevole interesse scientifico, ma anche come tema applicato alla gestione delle risorse idriche. Dal sistema glaciale dell’Hinarche infatti deriva buona parte delle risorse idriche utilizzate nella valle di Bagrot durante la stagione secca. La quantificazione dell’ablazione glaciale e degli scambi energetici in relazione ai diversi tipi di clima sono quindi molto importanti nella previsione dei deflussi fluviali.
Una prima elaborazione dei dati raccolti ha permesso di ottenere alcuni risultati preliminari.
Misure di ablazione e temperature del detrito: sono state installate 20 paline ablatometriche nel settore centrale della zona di ablazione con spessori detritici varianti da 0 a 40 cm. L’ablazione è risultata variare fra 12 cm al giorno con 0,5 cm di detrito e 2 cm al giorno con 38 cm di detrito. Il detrito ha fatto registrare regolarmente temperature superiori a 35°C, mentre la superficie del ghiaccio in fusione restava a 0°C.
Velocità superficiale del ghiacciaio: presso ogni palina ablatometrica sono state eseguite delle misure GPS con ricevitori doppia frequenza. Le velocità, misurate durante la campagna ed estrapolate ad un periodo annuale, sono risultate comprese fra 50 m/anno presso la palina inferiore e 160/anno nel centro del reticolo di paline, mentre nella parte superiore i valori erano di circa 120-130 m/anno.
Ablazione sulle “vele di ghiaccio”: per indagare i processi di ablazione di queste forme particolari si sono effettuate riprese fotogrammetriche di due differenti vele di ghiaccio, una bianca ed una coperta di detrito. L’elaborazione dei dati è in corso e dovrebbe evidenziare gli effetti del sottile strato detritico sull’evoluzione delle vele.
Dinamica dei laghetti sopraglaciali: per studiare la distribuzione e la variazione dell’energia termica nell’arco della giornata sono stati installati tre termistori in un lago a diverse profondità. La distribuzione della temperatura superficiale mostra un evidente gradiente, specialmente durante la notte ad indicare moti di convezione e fusione del ghiaccio sul fondo del laghetto.
Sono in corso elaborazioni per sviluppare un modello dell’ablazione sulla lingua del Ghiacciaio Hinarche e per la sua estrapolazione tramite immagini da satellite a tutta la valle Bagrot. Ciò renderà possibile predisporre un modello del deflusso derivante da tutti i ghiacciai dell’area durante la stagione di fusione, un’informazione di notevole importanza per la pianificazione in campo agricolo e lo sviluppo delle infrastrutture.
A completamento delle indagini di terreno, sono stati compiuti rilievi dendrocronologici raccogliendo sulle morene laterali del Ghiacciaio Hinarche dieci campioni di carote da quattro differenti specie di alberi (l’analisi verrà compiuta presso il laboratorio di dendroglaciologia dell’Università di Milano, diretto dalla prof. Manuela Pelfini).
Sono stati raccolti anche campioni di acqua di fusione per l’analisi dei lieviti e di altri microrganismi presenti per un confronto con altre aree glacializzata (l’analisi verrà compiuta presso l’Università di Perugia, prof. Pietro Buzzini).
(a cura di Marco Belò e Christoph Mayer)