Rifiuti nella valle dell’Everest: una sfida difficile 

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KATHMANDU, Nepal — Risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti prodotti da trekkers e alpinisti nella valle dell’Everest rappresenta una sfida difficile da risolvere. Prima di parlarne voglio dare alcune cifre scomode e non considerate nella loro reale dimensione: ogni stagione di spedizioni all’Everest porta a Namche circa 50 tonnellate di rifiuti dal campo base, solo nel mese di ottobre; 18.000 turisti entrano nel Parco e producono circa 0,3 kg di rifiuti “burnable” (che possono essere bruciati per lo smaltimento) al giorno. Significa circa 5 tonnellate di rifiuti per ogni villaggio dove i turisti si fermano una notte, il doppio se si fermano due notti.

 

Cosa si fa di questi rifiuti? Semplice, vengono scavate delle grandi fosse e vengono bruciati con cherosene quando viene raggiunto il livello di “troppo pieno”. Tutti pensano che i problemi siano ai campi alti dell’Everest, al Colle Sud eccetera. “Everest montagna di immondizie” si legge sui giornali… Ma i problemi più gravi non sono lì, ma lungo tutta la valle che ormai non sa più come gestire questa emergenza rifiuti.

Nessuno si chiede che fine fanno tutti i rifiuti prodotti, l’importante è fare belle foto, belle scalate, ma nessuno si preoccupa di quello che si lascia dietro.

Da diversi anni ormai una organizzazione locale, la SPCC (Sagarmatha Pollution Control Commitee) si occupa di gestione dei rifiuti in particolare al Campo base dell’Everest, con risultati diciamo non ottimali. Alcune cose sono state risolte quando si è deciso di vietare nel parco il vetro, sia di bottiglie che di contenitori (anche se oggi si trova dappertutto una bottiglia di vino…). Lo stesso è accaduto per i sacchetti di plastica. Ma le discariche e gli inceneritori a cielo aperto ormai coprono gran parte della superficie intorno ai villaggi della valle.

Evk2CNR in collaborazione con Spcc e Ecohimal sta provando a da una prima risposta con l’installazione a Namche Bazar di un inceneritore che garantisce lo smaltimento dei rifiuti con poca emissione in atmosfera. Dico poca perché è impossibile realizzare un inceneritore perfetto, in particolare in alta quota, dove ogni processo di smaltimento è un compromesso tra costi e benefici e bisogna pensare anche al trasporto dei rifiuti da Lukla a fondovalle e all’approvvigionamento di carburante per l’inceneritore, trasportato in spalla da Giri con un costo finale di 2/3 euro al litro. Si tratta di realizzare un sistema che funzioni meglio della situazione attuale di incenerimento a cielo aperto di 80/100 tonnellate all’anno a Namche, a 1km dal centro abitato.

Abbiamo montato l’inceneritore abbiamo iniziato a provarlo con diverse combinazioni di rifiuti. Abbiamo più volte tarato e diradato i bruciatori per farlo funzionare a temperature costanti, prova e riprova…

Questo inceneritore può arrivare ad una combustione sui 1200 gradi nella camera principale, ma essendo i rifiuti da smaltire prevalentemente plastica in particolare le migliaia di bottigliette usate dai turisti (al posto del tradizionale thè che prima si beveva senza alternative), abbiamo verificato un processo di autocombustione incontrollata che rendeva difficile la gestione della macchina.

L’istruzione di chi dovrà operare nell’ecocentro di Namche si rivela uno step fondamentale: separazione dei rifiuti come lattine che possono essere rivendute o riutilizzate in loco, miscela equilibrata dei rifiuti da immettere nella macchina, controllo del funzionamento eccetera. Anche questo un processo non facile e che richiederà del tempo per andare a regime.

Abbiamo anche il problema di ridurre il più possibile il consumo di carburante, insomma come ho detto all’inizio una bella sfida anche perché stiamo parlando solo di Namche almeno per il momento. Ma aver iniziato è stato un passo fondamentale anche perché sta crescendo la sensibilità dei locali: vogliono risolvere il problema immondizie come hanno fatto per l’approvvigionamento idrico.

La collaborazione e l’interesse degli Sherpa sono state sin da subito eccezionali, sia da parte dei responsabili di Spcc e di Eco Himal ma soprattutto da parte di tutti gli abitanti di Namche, che ormai ci salutavano con entusiasmo ogni volta che ci vedevano tornare in paese dall’inceneritore anche ad ore tarde nella notte.

Appena arrivati a Namche, ho visto le dimensioni grandi dello shelter che ospita l’inceneritore rispetto a quello che abbiamo installato in Pakistan per il ghiacciaio Baltoro, e ho pensato quasi meravigliato che avessero esagerato. Ma dopo poche ore che eravamo li hanno iniziato ad arrivare dei portatori stracarichi di immondizie e in poche ore la stanza si è riempita a dismisura: non è certo vero quello che tanti pensano, ovvero che gli sherpa non si preoccupano di tenere pulita la loro valle. Appena è girata voce che l’inceneritore era arrivato, subito hanno portato lì i rifiuti per uscire da una situazione che loro stessi giudicano insostenibile, con più accortezza dei tanto acculturati turisti sulle questioni ambientali.

Devo ringraziare alcuni ragazzi assegnati da Spcc a seguire l’inceneritore per l’impegno profuso nel montaggio e nell’apprendimento della gestione non semplice della macchina. Sono illetterati, i numeri della temperatura per loro equivalgono a disegni, ma sono riusciti con vari tentativi, scrivendoli sul cellulare, a capirli. Anche l’ora di spegnimento dopo la bruciatura ci ha richiesto un po’ di fatica perché non riuscivano a leggere neppure il loro orologio…

Comunque bravissimi, e dopo tutto anche molto svegli nel seguire le nostre raccomandazioni che potevano essere solo orali. Le hanno subito memorizzate e il successo dell’ operazione rifiuti sarà soprattutto merito loro.

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